Slovenia in 10 giorni: tra Bled, Vintgar, cascate e fotografia
Ci sono viaggi che ricordi per i luoghi che hai visto e altri che, anche a distanza di anni, riescono ancora a riportarti esattamente alle sensazioni che hai provato mentre eri lì. È quello che mi è successo esplorando la Slovenia in 10 giorni insieme ai miei genitori.
Siamo partiti in auto nel 2022 e abbiamo attraversato paesaggi completamente diversi tra loro: laghi, montagne, grotte, gole scavate dall’acqua e cascate.
E tanta, tantissima pioggia. Una presenza quasi costante che, invece di diventare un limite, ha finito per caratterizzare il viaggio e alcune delle fotografie che ancora oggi amo di più.
Perché se c’è una cosa che questo viaggio mi ha ricordato è che non serve aspettare il cielo perfetto per vivere davvero un luogo. E, spesso, non serve nemmeno per fotografarlo.
Slovenia in 10 giorni: il nostro viaggio on the road
In dieci giorni siamo passati dal silenzio delle grotte alle montagne, dalle strade di Lubiana ai laghi alpini, fino a gole e cascate dove l’acqua sembrava occupare ogni spazio.
Abbiamo visitato le Škocjanske Jame, le Grotte di Postumia, il Castello di Predjama, Lubiana e Velika Planina, per poi immergerci sempre di più nella parte naturalistica del viaggio: il Lago di Bled, il Lago di Bohinj, le Gole di Vintgar, la Cascata Peričnik e il Parco del Triglav.
Viaggiare in auto ci ha permesso di muoverci con libertà e di vedere quanto velocemente il paesaggio riuscisse a cambiare. Ed è proprio questo uno degli aspetti che amo dei viaggi on the road: non esiste soltanto la destinazione finale. C’è tutto quello che succede nel mezzo.


Bled, quando il paesaggio non ha bisogno del cielo perfetto
Bled è probabilmente una delle immagini più conosciute della Slovenia. Il lago, la piccola isola al centro e le montagne compongono uno di quei paesaggi che sembra di conoscere già prima ancora di arrivare.
Quando ci siamo stati noi, però, non abbiamo trovato il classico cielo azzurro da cartolina. Pioveva, le nuvole coprivano parte delle montagne e l’atmosfera era completamente diversa da quella che avevo immaginato prima di partire.
Eppure non ho mai avuto la sensazione che quella fosse una giornata fotografica persa.
Con la pioggia i verdi diventavano ancora più intensi, il lago assumeva tonalità profonde e le nuvole continuavano a modificare il paesaggio.
Fotografando paesaggio ho imparato che una giornata grigia non è necessariamente una giornata sbagliata. Cambia semplicemente il modo in cui devi osservare ciò che hai davanti.
Una luce più morbida, una montagna parzialmente nascosta o un cielo carico possono restituire una sensazione completamente diversa dalla classica fotografia perfetta da cartolina.
Bled dall’alto: il punto panoramico di Ojstrica
Uno dei punti da cui abbiamo osservato il lago è stato Ojstrica. Dall’alto la prospettiva cambia completamente: il lago si apre davanti agli occhi, la piccola isola diventa il centro naturale della scena e tutto il paesaggio acquista un equilibrio diverso.
Anche in quel momento il meteo non era quello che avrei probabilmente scelto prima di partire. Ma oggi è proprio parte del ricordo che ho di Bled.
Gole di Vintgar: dentro il paesaggio
Tra tutti i luoghi visitati durante il viaggio, le Gole di Vintgar sono sicuramente uno di quelli che ricordo con maggiore intensità.
Quel giorno pioveva tantissimo. Camminavamo immersi nel bosco seguendo le passerelle, mentre sotto di noi l’acqua attraversava rocce, rapide e piccoli salti.
Il rumore del fiume finiva quasi per confondersi con quello della pioggia e, più avanzavamo, più avevo la sensazione di entrare fisicamente dentro il paesaggio.
In mezzo a tutta quella natura c’era però anche un pensiero decisamente meno poetico: avevamo paura di incontrare gli orsi. Così ogni tanto io e i miei genitori facevamo volutamente rumore, nella speranza di avvertire con largo anticipo qualsiasi eventuale abitante del bosco del nostro arrivo.
Per chi desidera visitare le Gole di Vintgar, consiglio di consultare il sito ufficiale per verificare le informazioni aggiornate su accessi, percorsi e prenotazioni.

Il mio sguardo fotografico
Nei luoghi dove l’acqua è protagonista cerco raramente soltanto “la cascata” o il soggetto più evidente.
Mi interessa il modo in cui l’acqua entra nel paesaggio, le linee che crea, il rapporto con le rocce, la vegetazione, la profondità e soprattutto l’atmosfera che quelle condizioni riescono a restituire.
Peričnik: dietro una parete d’acqua
Se penso alle cascate viste durante questo viaggio, Peričnik occupa sicuramente un posto particolare.
Già avvicinandosi si percepisce la forza dell’acqua: il rumore aumenta, l’umidità si sente sulla pelle e improvvisamente tutto il resto sembra diventare secondario.
Ma il ricordo più forte non è soltanto quello della cascata davanti a me. È quello di esserci arrivata insieme a mio babbo e di essere riusciti a percorrere il sentiero che passa proprio dietro l’acqua.

Trovarsi dall’altra parte di una cascata cambia completamente la percezione del luogo. Davanti hai una vera e propria parete in movimento, mentre attraverso l’acqua riesci ancora a intravedere il paesaggio.
È uno di quei momenti in cui fotografare viene quasi naturale, ma in cui allo stesso tempo senti il bisogno di abbassare per qualche secondo la macchina fotografica. Guardare. Ascoltare. E renderti conto davvero di dove sei.
Di Peričnik ricordo certamente la potenza della cascata, ma ancora di più ricordo quel momento condiviso con mio babbo.

Bohinj e il Parco del Triglav: una natura che occupa tutto lo spazio
Se Bled rappresenta uno dei paesaggi più iconici della Slovenia, Bohinj mi ha restituito una sensazione diversa.
Qui la natura sembra occupare ancora più spazio: il lago, le montagne, i boschi e l’acqua diventano parte di un paesaggio più silenzioso e selvaggio.
È una delle caratteristiche che più mi sono rimaste di questo viaggio: l’impressione che l’acqua fosse sempre presente, ogni volta sotto una forma diversa.

Oltre i laghi e le cascate: gli altri volti della Slovenia
Il viaggio non è stato fatto soltanto di acqua, montagne e paesaggi naturali.
Siamo passati dalle Škocjanske Jame alle Grotte di Postumia, dal Castello di Predjama a Lubiana, fino ai paesaggi montani di Velika Planina.
Una delle cose che più mi ha sorpresa della Slovenia è stata proprio questa varietà. In appena dieci giorni avevo quasi la sensazione di attraversare diversi viaggi all’interno dello stesso viaggio.


Fotografare con la pioggia: quando il maltempo diventa parte della fotografia
Durante questo viaggio il K-Way è diventato praticamente parte della nostra divisa.
È naturale sperare di trovare le condizioni perfette quando si parte per fotografare un luogo. La fotografia di paesaggio, però, mi ha insegnato che spesso sono proprio le condizioni meno previste a rendere interessante un’immagine.
Con la pioggia la luce diventa più morbida, i verdi si fanno più intensi, le superfici bagnate cambiano colore e le nuvole riescono a creare profondità e atmosfera.
Il mio approccio non è aspettare che un luogo corrisponda alla fotografia che avevo immaginato prima di partire. Cerco piuttosto di capire cosa mi sta offrendo in quel preciso momento e come posso trasformare quelle condizioni nella fotografia.
È anche questo ciò che cerco nel mio lavoro di fotografia di paesaggio: raccontare non soltanto un luogo, ma anche l’esperienza e le condizioni che hanno portato a quello scatto.

Viaggiare insieme: quello che rimane oltre le fotografie
Riguardando oggi queste immagini mi accorgo che non raccontano soltanto la Slovenia.
Raccontano dieci giorni trascorsi insieme ai miei genitori: le ore in macchina, le camminate sotto la pioggia, le risate, la paura degli orsi alle Gole di Vintgar e quella camminata con mio babbo dietro la Cascata Peričnik.
Quando viaggio porto quasi sempre con me una macchina fotografica perché amo raccontare i luoghi che incontro. Ma con il tempo ho capito che quelle immagini finiscono inevitabilmente per raccontare anche le persone con cui quei luoghi li ho vissuti.
Una fotografia di viaggio conserva un paesaggio, ma conserva anche una parte di ciò che eravamo nel momento in cui quell’immagine è stata realizzata.
Portare un paesaggio con sé
Alcune fotografie continuano ad accompagnarmi molto tempo dopo essere tornata a casa.
È anche da questa idea che nasce la scelta di trasformare alcuni dei paesaggi che fotografo in stampe: immagini che contengono non soltanto un luogo, ma anche tempo, attesa, viaggio ed esperienza.
Scopri le stampe fotografiche


Cosa mi ha lasciato la Slovenia
La Slovenia mi ha lasciato soprattutto la voglia di continuare a scoprire luoghi dove la natura riesce ancora a essere protagonista.
Mi ha ricordato che non serve aspettare la giornata perfetta per partire, esplorare o fotografare. E che spesso sono proprio le condizioni che non avevamo immaginato a lasciare le immagini e i ricordi più forti.
A distanza di anni, quando riguardo le fotografie di Bled, delle Gole di Vintgar o della Cascata Peričnik, non penso soltanto ai luoghi.
Ricordo il rumore dell’acqua, la pioggia, le camminate, le risate e quelle giornate trascorse insieme.
Forse è questo che continuo a cercare quando viaggio con una macchina fotografica: non il paesaggio perfetto, ma qualcosa che valga la pena ricordare esattamente per come l’ho vissuto.



